Giardino Botanico Sperimentale

Il Giardino Botanico Sperimentale rappresenta un luogo unico di ricerca, conservazione e didattica, contribuendo attivamente alla conoscenza della biodiversità vegetale e alla formazione delle nuove generazioni di scienziati e ricercatori. Situato all’interno della Città Universitaria, fu realizzato nel 1932 come parte integrante del progetto di Giuseppe Capponi per l’Istituto di Botanica (oggi parte del Dipartimento di Biologia Ambientale), il giardino è un vero laboratorio all’aperto e una risorsa per le attività didattiche.
Questo spazio di circa 8.000 metri quadrati ospita oltre 500 entità botaniche tra specie e sottospecie, sia autoctone italiane che alloctone provenienti da tutto il mondo.
Oltre a fornire supporto essenziale alla didattica di corsi universitari delle facoltà di Scienze M.F.N., Farmacia, Architettura e Lettere anche grazie alla recente messa installazione di un tavolo con proiettore, il Giardino rappresenta un’infrastruttura di ricerca dove vengono condotti esperimenti sia all’aperto che in ambienti controllati, come ad esempio le camere di crescita (fitotroni).
Il Giardino comprende 12 settori, ciascuno con caratteristiche specifiche adatte a diverse tipologie di vegetazione: serre, ambienti umidi, corsi d’acqua artificiali e rocce, oltre che collezioni sistematiche. 

Il Giardino rappresenta: un valore storico e architettonico unico, un centro di ricerca scientifica e didattica, un luogo di conservazione botanica che ospita anche specie rare.

 

Il Giardino Botanico Sperimentale dall’alto. Foto: Daniele Ventura


Storia

Il Giardino Botanico Sperimentale rientra nel più ampio progetto di costruzione della Città Universitaria iniziato nel 1930 a cura dell’architetto Marcello Piacentini. Il giardino fu ideato come estensione naturale dei laboratori e delle serre inclusi nell’edificio principale dell’Istituto di Botanica.

L’intera area fu progettata dall’ingegnere Giuseppe Capponi. Il Giardino fu disegnato suddividendolo in settori concentrici collegati da viali curvilinei. Questo assetto architettonico innovativo, ancora visibile oggi, lo rende un progetto originale e moderno per gli anni ‘30, ancora studiato da architetti e urbanisti contemporanei.
Il giardino subì gravi danni durante la Seconda Guerra Mondiale, soprattutto il 19 luglio 1943, quando diverse bombe colpirono sia l’edificio che il Giardino, lasciando ancora oggi tracce visibili sul patrimonio vegetale come la cicatrice sulla palma delle Canarie, Phoenix canariensis.

Le palme delle Canarie del Giardino, tra cui una mostra la cicatrice del bombardamento del 1943. Foto: Leonardo Del Signore

Dopo la guerra, l’arricchimento del giardino fu lento, ma costante, con molte delle piante  coltivate da seme essendo specie originali non disponibili in vivai. Inoltre, il giardino è stato arricchito con specie raccolte dagli studiosi durante le loro esplorazioni botaniche in varie parti del mondo, trasformandolo in un patrimonio di biodiversità globale.


Il patrimonio botanico

Le specie mediterranee

Il giardino ospita numerose specie arbustive sempreverdi caratteristiche della macchia mediterranea quali: il salvione giallo, Phlomis fruticosa L., caratterizzato da fiori giallo-arancio e ampiamente utilizzata in fitoterapia.

 

Il salvione giallo in fiore. Foto: Sonia Zouaoui

 

Tra gli arbusti tipici della macchia mediterranea: il lentisco, Pistacia lentiscus L., dal caratteristico profumo resinoso, noto anche per le sue drupe rosse e la resina aromatica usata fin dall’antichità; l’ilatro comune, Phillyrea latifolia L., caratterizzato da piccoli fiori bianchi e frutti neri a drupa, simili a olive; il mirto, Myrtus communis L., con foglie profumate e fiori bianchi, produce bacche scure utilizzate per la produzione di liquori.

Tra le specie arboree mediterranee, la quercia da sughero, Quercus suber L., caratterizzata da una spessa corteccia, di grande interesse commerciale come isolante termico, ed evoluta per proteggere i tessuti vitali della pianta dal calore degli incendi. 


La sughera di dimensioni maggiori presente nel Giardino. Foto: Sonia Zouaoui

 


Un dettaglio della corteccia ispessita della sughera in grado di proteggere l’albero dal fuoco. Foto: Leonardo Del Signore


Presenti anche: il leccio, Quercus ilex L., componente iconico della foresta mediterranea; il fragno, Quercus trojana Webb, tipica del Mediterraneo orientale; il corbezzolo, Arbutus unedo L., con caratteristici fiori bianchi e bacche rosse carnose che maturano in autunno. 

Presente anche lo storace, Styrax officinalis L., una specie caducifoglia tipica dei contesti submediterranei e di elevato interesse biogeografico per il suo areale di distribuzione disgiunto con un’area principale in Europa sud-orientale e Asia sud-occidentale ma presente nel Lazio come relitto locale di un clima temperato caldo presente in Europa nel tardo Neogene, tra circa 12 e 2,5 milioni di anni fa.


Fiori di storace. Foto: Sabina Burrascano.


Le conifere

Il giardino ospita diverse specie di conifere. Tra gli abeti: l’abete bianco, Abies alba Mill., diffusa nelle montagne dell’Europa meridionale; e l’abete di Cefalonia, Abies cephalonica Loudon, diffuso in Grecia. Tra i pini: il pino calabro, Pinus halepensis Mill. subsp. brutia (Ten.) Holmboe dalla caratteristica corteccia rossastra; e Pinus pinaster Aiton, il pino marittimo diffuso nella porzione occidentale del bacino del Mediterraneo. Una specie particolare è Araucaria bidwillii Hook., anche detta pino bunya, è una grande conifera australiana con ramificazioni regolari e simmetriche, tipiche della famiglia delle Araucariaceae, che produce coni di elevate dimensioni, con semi commestibili, di enorme importanza nelle tradizioni aborigene. Il tasso, Taxus baccata L., è ritenuto un relitto terziario, ossia una specie ampiamente distribuita durante il Terziario e in seguito fortemente impattata dalle glaciazioni. E’ caratterizzato da un arillo, rosso vivo a maturità, che racchiude un grosso seme legnoso, altamente tossico, alcune sue sostanze sono però usate in farmacologia per trattamenti antitumorali. L’abete di Douglas, Pseudotsuga menziesii (Mirb.) Franco, è una specie nord-americana che può raggiungere dimensioni eccezionali ed è coltivato in tutto il mondo per la produzione di legname.

 

Le palme

Il Giardino accoglie numerose specie di palme. Tra i generi più rappresentativi spiccano TrachycarpusPhoenix Washingtonia, che includono specie dalle caratteristiche peculiari. Del genere Trachycarpus troviamo la specie Trachycarpus takil Becc., dell’india nord-occidentale, molto coltivata come pianta ornamentale. Molto simile e di uguale importanza ornamentale, la palma di Fortune, Trachycarpus fortunei (Hook.H.Wendl., diffusa in Asia sud-orientale. Appartenenti al genere Phoenix troviamo la palma delle Canarie, Phoenix canariensis H. Wildpret, della Macaronesia, i cui frutticini di colore giallo-arancione alla maturazione, presentano un solo grosso seme e mesocarpo carnoso, ma più sottile e meno appetibile di quello tipico del dattero. La palma californiana, Washingtonia filifera (Linden ex André) H.Wendl., dell’America del nord, tra le palme più resistenti ai climi temperati e ampiamente utilizzata come pianta ornamentale.

 

Le piante acquatiche 

Le specie acquatiche presenti nel Giardino sono ospitate in una serie di vasche che ospitano anche specie di anfibi.  Iris pseudacorus L., noto come giaggiolo acquatico, è facilmente riconoscibile per i grandi fiori gialli e le lunghe foglie a forma di spada. Nuphar lutea (L.) Sm., detto anche nannufaro giallo, è una pianta simile alle ninfee, con foglie galleggianti di forma ovale e fiori gialli solitari che si elevano leggermente sopra la superficie dell’acqua. Elodea canadensis Michx., conosciuta come peste d’acqua comune, è una specie che si sviluppa completamente sommersa, con fusti sottili e flessibili che possono raggiungere anche alcuni metri di lunghezza; durante l’estate produce piccoli fiori bianchi che affiorano al pelo dell’acqua. È presente anche Nymphaea alba L., una delle ninfee più comuni, con grandi foglie rotonde e fiori bianchi galleggianti che si aprono durante il giorno.

FOTO DELLE PIANTE CON NOME SCIENTIFICO SOTTO

 

Le felci

Il Giardino ospita una varietà di felci di interesse botanico, provenienti sia da ambienti tropicali che da contesti più temperati e umidi. Tra queste, Nephrolepis exaltata (L.) Schott, comunemente nota come felce di Boston, è una specie originaria delle regioni tropicali asiatiche, caratterizzata da fronde pennate, sottili e compatte, con apice appuntito. Presente anche Adiantum capillus-veneris L., conosciuta come capelvenere, una felce perenne che cresce su rocce e muri in ambienti freschi e ombrosi; le sue fronde leggere e gli steli scuri richiamano, come suggerisce il nome, i capelli della dea Venere. Infine, Asplenium scolopendrium L., detta lingua di cervo, si distingue per le sue fronde intere e nastriformi.

 

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